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Non oltrepassare la linea gialla: Il vino Giapponese

Non oltrepassare la linea gialla è una piccola rubrica di riflessioni sulle ipocrisie di alcune regole e convenzioni del mondo del vino (che per capirci sono le stesse ipocrisie e convenzioni del mondo senza vino), nata sui treni. Oltrepassare la linea gialla è una piccola scorrettezza, è un maniera di andare oltre le regole senza fare danni (almeno quando non sta passando il treno si intende) ma che ci permette di provare un piccolo brivido e far partire magari una grande riflessione. La forma dei racconti è squilibrata e sghemba (provate voi a scrivere su un treno) quindi perdonate. Attenzione può contenere parolacce, insulti, grandi fregnacce e concetti sui quali, appena sceso dal treno, neanche l’autore condivide.
Andrea Vellone

 

MI chiama questo produttore e mi fà: “se vuoi scrivere del nostro vino ti prego di sottolineare che lo bevono addirittura in Giappone”.
“ah ok” faccio io e penso “minchia, addirittura in Giappone..”

Poi mi fermo un attimo a pensare. Il Vino in Giappone. Perchè un produttore da sempre attento alla tradizione, alla qualità, un produttore entusiasta che va alla ricerca di antichi vitigni, che è capace di mettere la cravatta e gli stivali, dico, per quale cazzo di motivo dovrebbe essere fiero di vendere il vino in Giappone e scambiare questa cosa per un attestato di qualità?
Vogliodì, i Giapponesi non bevono vino e quei pochi che lo fanno lo hanno assaggiato per la prima volta forse a 30 anni. Cioè, è come dire che io disegno bene, parola di Ray Charles e Stewie Wonder. Oppure un produttore di sandali che si vanta che i tedeschi ne vanno matti e tu lo sai che con i tuoi sandali si mettono i calzini bianchi…
Altra cosa sarebbe dire: “sai il mio vino è eccezionale, ne vendo una cifra a Greve in Chianti”, quello si che sarebbe un attestato di qualità suprema. Perchè a Greve in Chianti forse qualcosa lo hanno bevuto negli ultimi secoli e te lo sanno dire se una cosa è buona, oppure no.


Poi ho pensato ad una altra cosa un pò strana. Tu vieni qui in Italia e mi dici che il tuo vino è ottimo perchè lo bevono in giappone, poi ti fai 10 ore di aereo, vai in giappone e per vendere il tuo vino e ai giapponesi gli dici che il tuo vino è buono perchè si beve in Italia, gli fai vedere le foto del borgo dove vivi e gli dici che da te tutti bevono il tuo vino. Però poi lo vuoi vendere tutto all’estero.
Se la leva di vendita all’estero è che il tuo vino è italiano, poi non puoi venderlo tutto all’estero, sennò poi non è più Italiano, diventa un vino Giapponese, se nell’osteria de paese dove vivi non sanno manco come ti chiami. Quindi caro produttore che “il mio vino in Giappone ne vendo a bancali..:” faccelo bere anche a noi… poi, se ci piace,  glielo raccontiamo noi ai Giapponesi.

(si si lo so che i Giapponesi pagano mentre in Italia ti tornano indietro gli assegni 120 gg DF FM, ma questi mica son problemi miei 😉 )

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