i piaceri della vite ultimo numero cesanese

Non oltrepassare la linea gialla: gli astemi funzionali

Non oltrepassare la linea gialla è una piccola rubrica di riflessioni sulle ipocrisie di alcune regole e convenzioni del mondo del vino (che per capirci sono le stesse ipocrisie e convenzioni del mondo senza vino), nata sui treni. Oltrepassare la linea gialla è una piccola scorrettezza, è un maniera di andare oltre le regole senza fare danni (almeno quando non sta passando il treno si intende) ma che ci permette di provare un piccolo brivido e far partire magari una grande riflessione. La forma dei racconti è squilibrata e sghemba (provate voi a scrivere su un treno) quindi perdonate. Attenzione può contenere parolacce, insulti, grandi fregnacce e concetti sui quali, appena sceso dal treno, neanche l’autore condivide. Andrea Vellone

Gli Astemi funzionali Chi sono gli astemi funzionali? Persone che fino a ieri hanno bevuto solo acqua, quelli che al pub (si si il pub, roba anni 90) quando noi giusto per fare due chiacchere si stava ordinando la terza 0,40, loro, che nel frattempo stavano pensando cosa ordinare, alla fine pigliavano una coca media…(vogliodì una coca media, manco grande…). Ora li rincontri che hanno fatto il corso da sommelier, roba che prima di fare i corso la cosa più pesante che avevano bevuto era il Mojito (leggero e lasciato a metà). Gli astemi funzionali sono coloro che aprono la bottiglia e versano il vino con tutta la cura e le tecniche  imparate nei corsi AISFISCGILCISLUIL se ne versano due dita, colore, odori, sapore, poi fanno sì con la testa e scrivono una cosa sull’APP del cellulare dove tengono conto dei loro assaggi…e la bottiglia rimane sul tavolo…
– ti verso un altro bicchiere?
– no no
– non ti è piaciuta?
– No, anzi, gli ho dato 91…
– Che gl’hai dato?
– 91, un ottimo vino…
– si vabbè ma la bottiglia sta tutta qua…
– prendila pure tanto la foto gliel’ho già fatta…
 
Amare il vino è un processo molto più lungo, è un processo graduale e c’è poco da fare bisogna berlo con la curiosità, come diceva Steve Jobs… siate curiosi, siate assetati… Inoltre bisogna aver bevuto di tutto, anche il peggio del peggio perchè il vino, e non sembrerebbe, nasce dalla cultura contadina, non dai castelli nobili in toscana, il vino nasce nelle campagne di tutta italia e serviva a lenire la fatica e il dolore di una vita dura. Pensateci un attimo. Il vino era l’unico bene effimero di chi pativa fame e fatica. Da li nasce il vino, non nei castelli della Loira o dai monaci francesi che in quanto monaci soffrivano tutto tranne che fame e fatica. Il vino era il rifugio nelle fredde serate d’inverno dei contadini veneti, la forza dei montanari trentini, la socialità dei braccianti piemontesi, le battute dei marinai romagnoli, le mani forti dei pastori abruzzesi, la tigna dei mezzadri calabresi, l’orgoglio e il sudore dei viandanti e dei briganti siciliani, l’identità dei sardi….
E quindi, se volte amare il vino, dovete bere anche quello del contadino, che non avrà caratteristiche organolettiche degne di nota (anzi potrebbe anche uccidervi) ma vi metterà in contatto con l’anima autentica di una bevanda che ha 4.000 anni e che è fortemente intrecciata con la storia del mondo e della civiltà…
L’avete mai bevuto il vino del contadino? Io mi ricordo solo che avevo poco più di 20 anni e mi invitarono in Calabria sotto l’aspromonte a casa dei nonni dei miei amici. L’ospitalità là è sacra, arrivammo a pranzo e ci sedemmo sotto un fantastico pergolato in campagna. Io fui messo a fianco del capofamiglia, il nonno del mio amico..un vecchietto che definire coriaceo è roba poca, una corazza di uomo, un contadino tosto che aveva affrontato per 70 anni una terra vendicativa e aspra con la sola forza delle braccia, sorretto da una fede incrollabile nelle sue tradizioni e che con quelle braccia aveva mandato i suoi nipoti a studiare a Roma..(posto per lui lontano almeno quanto la luna) Ecco, il tosto vecchietto aveva un odio ancestrale e totalizzante per i bicchieri vuoti. Per le 4 ore in cui è durato il pranzo ogni volta che io bevevo un pò di vino lui rimboccava e diceva, bevi, è buono, l’ho fatto io… Non onorare il padrone di casa rifiutando il suo vino da quelle parti è l’ offesa peggiore.. quindi, io, che ai tempi studiavo antropologia bevvi, bevvi e bevvi… e ribevvi e non so per quale miracolo sono ancora qui a raccontarlo…  

Ecco, il vino è anche questo, non roba da enofighetti (cit.) (anzi per essere totalmente scorretto oserei dire enofighette), esplorate qualsiasi cosa, andate fino al fondo della bottiglia dove troverete le vostre radici più antiche, le vostre passioni più sfrenate e la vostra dipendenza dal bello. Questo se non siete astemi funzionali…

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