i piaceri della vite ultimo numero trombelli podversic

Non oltrepassare la linea gialla: Diritto di tappo, porta la tua bottiglia, doggy bag. Quanti problemi…

Non oltrepassare la linea gialla, riflessioni scorrette sul mondo del vino, scritte sui treni.
Attenzione: contiene parolacce, qualche insulto e concetti su cui, appena sceso dal treno, neanche l’autore è d’accordo.
Andrea Vellone

Una delle pagine più lette di sempre su I Piaceri della vite è quella in cui trattiamo del diritto di tappo cioè di come regolare la possibilità che si possa andare al ristorante portandosi dietro una propria bottiglia di vino. Sul prossimo numero uscirà un articolo invece sulla doggy bag, cioè della possibilità di andare al ristorante, ordinare una bottiglia, non finirla e portarsi il rimanente a casa.
Ecco, ho notato che queste sono tutte tematiche che appassionano molto tutti gli enosocialuser (vabbè se ne parla na cifra su facebook), e che suscitano una serie di post infiammati con decine e decine di interventi. Ristoratori assolutamente contrari che dicono in pratica “magnate a casa vostra e ve bevete quello che ve pare”, avventori che dicono “io te pago la cena e me bevo quello che porto”, quelli che si però i bicchieri chi li lava e così via con tutte le sfumature sull’argomento possibili. (io sono per lo “ius primae sorsus”, cioè se ti porti la bottiglia devi farla assaggiare pure al ristoratore)
Allora c’ho pensato su ed ho visto che uno dei punti che tutti affrontano, chi esplicitamente, chi velatamente e chi inconsciamente è quello dell’imbarazzo. Il cliente è imbarazzato a chiedere la doggy bag, il ristoratore non sa come proporla hai visto mai che il cliente magari la piglia male e così via…
Ecco, l’imbarazzo è il punto mai pienamente esplicitato.
Allora ho messo le cuffiette e alzato a palla i Joy Division ed ho pensato fortissimo.
Ma come può essere che in un ristorante, in un momento che dovrebbe essere di divertimento, di convivialità e di gusto ci si debba sentire imbarazzati? In teoria dovrebbe essere un momento di pura tranquillità. Ma evidentemente non è così.
Effettivamente il rapporto ristoratore / avventore è più un confronto che un rapporto amichevole ed è un rapporto pieno di malintesi a causa di aspettative sbagliate e di una sbagliata comunicazione.
Tovaglie sontuose, sommelier impettiti e incravattati che ti guardano attezzosi e distanti. Clienti supponenti con scritto in fronte “qua pago io” che si confrontano con camerieri che indossano lo stesso completo giacca a cravatta neri, oppure clienti dimessi che si fanno torturare da sommelier cinici (che dentro di loro sono astemi ma non lo sanno, un pò come gli omosessuali repressi che si comportano come camionisti ad un drogaparty).
Insomma, andare al ristorante così è un inferno. In verità Sommelier, camerieri e titolari recitano un ruolo che gli impone distacco dal cliente e un mal interpretato senso di professionalità (il professore non si vede dalla cravatta ma da quello che sa insegnare), il cliente sa che deve essere composto e seguire anche lui una serie di regole non scritte di bon-ton e si confronta con il personale o con distanza (tipo il nobile con la servitù), o con accondiscendenza (per la serie non mi sento all’altezza di questo ambiente).
In verità il cliente vorrebbe stare rilassato e il personale vorrebbe confrontarsi tranquillamente con il cliente. Io non dico di mettersi a fare la gara di rutti per vedere se fa ruttare di più il Brunello del 92 o il Barolo dell’89 (secondo me il Brunello), ma recuperare un rapporto sereno e tranquillo con chi ci ospita nel proprio locale, rispettando il lavoro di tutti.

Insomma. Quando c’erano ospiti a casa di mia nonna lei apriva il salone (che rimaneva off-limits tutto il resto del tempo) e tirava fuori il servizio da caffè buono compresa la moka strafica ma che faceva un caffè orribile. Gli ospiti di mia nonna passavano un ora nel mondo dorato del salotto seduti in pizzo in pizzo su un divano più scomodo delle panchine di pietra, bevendo un caffè orribile e attenti anche a respirare. Mia nonna, dal canto suo, era impegnatissima a “non fare brutta figura”.
Ecco, io non vorrei mai sentirmi come gli ospiti di mia nonna, e manco come mia nonna quando aveva ospiti. Impegniamoci tutti a essere più liberi e più felici. Viva i ristoranti, viva il tappo da ovunque venga e viva pure la doggy bag che pure il cane na cosa è giusto che la beva 🙂

Ma poi, giusto per curiosità, ma se io vado al ristorante, porto la mia bottiglia, non la finisco e richiedo la doggy bag… succede?
—–
In verità mia nonna non era così, ma stavo solo a fa un esempio…
In foto tale Rihanna che esce dal ristorante riportandosi a casa una boccia di Sassicaia

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