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Del perchè ci facciamo il culo per organizzare il WineDay

Ho visitato il Wine Day per varie edizioni da semplice enoappassionato, poi da qualche anno (credo 4) ho iniziato ad organizzarlo con Federico. Sono stato da tutte e due le parti del banco d’assaggio. Quindi credo di essere l’unico che ve ne può spiegare a fondo l’anima, perchè tutti gli appassionati (e quelli che vorrebbero appassionarsi) dovrebbero partecipare.

Giorni fa un mio amico ha commentato sotto un post del wineday definendo la manifestazione “democratica”. Mi è scattata la lampadina.
Forse non tutti si ricordano cosa era il mondo del vino 10 anni fà. Un mondo ristretto fatto di assaggiatori dove il semplice appassionato non aveva parola, un mondo che nascondeva sotto il tappeto il fatto che il vino fosse alcolico, un mondo che vedeva due mondi lontani e duali, la fiera di paese e la degustazione. Io stesso ebbi modo qualche anno fa di intervenire in una dotta degustazione (dopo il quarto bicchiere) durante la quale si declinavano le varie sfumature di tannino di un noto vino locale e, presente il produttore feci notare che per me i vini si dividevano in due; quelli che il giorno dopo c’hai malditesta e quelli no. Quello che stavo bevendo mi dava l’idea che non mi avrebbe fatto male, ma avrei dato una risposta più precisa dopo il quinto bicchiere. Era una provocazione, ma neanche tanto.
Il wineday ha aperto il vino a più persone possibili, nella stessa villa in quei giorni convivono gomito a gomito (tutti rigorosamente alti) enologi, sommelier di livello, giornalisti con esperienza trentennale, produttori quasi contadini, uffici marketing di grandeaziendapuntoit, appassionati, curiosi e ubriaconi di una certa cultura. L’atmosfera non è tesa, non è formale, si può ridere e il vino, pur essendo al centro, diventa una scusa per stare insieme, incontrarsi, ridere, chiacchierare, parlare con i produttori un pò di tutto, scherzare e tirare tardi. Attenzione però, che vivendo tempi brutti mi tocca essere preciso, si parla di democrazia del vino non di populismo del vino. Noi abbiamo rispetto delle professionalità che appunto hanno il vino come lavoro, ma crediamo che per ascoltare e farsi piacere un disco dei pink floyd non sia necessario saper rifare gli assoli di Gilmur e crediamo che per assaporare un libro di Calvino non sia necessario saper scrivere come lui. Certo, anche il vino ha diversi piani di lettura, proprio come i libri di Calvino e come i dischi dei Pink Floyd ed ognuno può goderne partendo dal suo livello: Mbriaca/nonmbriaca; mipiace/nonmipiace; colore/odore/sapore; colgolaraffinatezzadeltanninosetoso/preferiscoivinisapidi; l’equilibrio tra l’acido/ilTannino; violettedelmadagascar/pipìditopo/tanninodamascato/sisenteiltorroir ; ilproduttorehalemutandeverdi/maledettagelatadiaprile;
Il trucco per goderne sempre di più (fino ad arrivare al livello “maledetta-gelata-di-aprile) è bere, assaggiare, chiedere e parlare. Ed ecco che il wineday può ed è diventato un momento di confronto democratico, dove si può assaggiare dal trentino alla sicilia e ritorno. E ritorno perchè, ed è anche questo un fatto democratico, il biglietto di ingresso (democratico e popolare) di 15 € da diritto ad infine degustazioni, andata e ritorno di ognuna delle circa 200/300 etichette.
Che altro dire. E’ un impegno pesante, anche fisicamente, ma vedere tante persone fare festa, grazie al vino di qualità, è fichissimo veramente.
Vi aspettiamo domenica 🙂

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