Nata come un semplice esperimento mai andato in commercio e ritrovata per caso soltanto di recente, la Cuvée Fratelli Lunelli ‘95 è oggi protagonista di una di quelle rare esperienze sensoriali che solo un grande Ferrari Riserva riesce a regalare.

Il vino di punta di Cantina Fongoli è un Sagrantino vero, autentico, senza ritocchi la cui naturale bontà si fa ambasciatrice della nuova anima biodinamica dell’azienda.

Il nostro questionario online, indirizzato a Produttori di tutta Italia, ci ha restituito un piccolo spaccato della cultura, della storia e delle tradizioni della viticoltura italiana dal secolo scorso ad oggi, aiutandoci anche a delineare due ricorrenti profili di vignaiolo, ma anche un “outsider”…

Vino convenzionale o vino naturale?
Partendo da questa annosa e irrisolta diatriba, con l’aiuto di un affermato Enologo come Umberto Trombelli e di un grande Produttore come Damijan Podversic, abbiamo provato a capire come nasce il vino buono…

Le degustazioni su questo numero:

  • “Bandarossa” Valdobbiadene Superiore DocG – Bortolomiol
  • “Tersilio” Oltrepò Pavese Brut Docg – Marchesi di Montaldo
  • “Louis XV” Brut Millesimè – Champagne de Venoge
  • “I Frati” Lugana doc – Ca’dei Frati
  • “Alea Viva” Lazio Rosso IGT – Andrea Occhipinti
  • “Piastraia” Bolgheri Superiore Doc – Michele Satta
  • “La Firma” Aglianico del Vulture Doc – Cantine del Notaio
  • “Ardesia” Planargia Rosso IGT – Cantine Zarelli
  • “Ater” Primitivo di Manduria DOC – Cantine Ionis
  • “Conforta” Toscano Bianco Dolce IGT – Fattoria Santa Vittoria
  • “Ben Rye” Passito di Pantelleria DOC – DonnaFugata

Siamo stati a Montefalco a trovare Angelo Fongoli per un articolo del prossimo numero VI de I piaceri della vite.
Avevamo letto di un Sagrantino speciale, il Fraganton che volevamo assolutamente assaggiare.
Ma a Montefalco non abbiamo trovato solo un vino ottimo e fuori dalla righe ma una filosofia ed una scienza nuova.
In una lunga passeggiata tra le vigne, incuranti del fango, Angelo Fongoli ci ha fatto capire il suo concetto di vino e viticoltura.
Prima di tutto Angelo non snocciola numeri, o meglio non gli interessano quelli canonici. Alla mia domanda sulla resa per ettaro dei suoi vigneti mi ha guardato come se la domanda non fosse affatto pertinente, e mi ha risposto un bel dipende. Nel senso che un resa in media è un numero che indica veramente poco per il suo modo di lavorare con l’attenzione alla singola pianta. Gli ho domandato come potasse le sue viti. E mi ha risposto che dipende… ogni vite ha dei bisogni suoi… e così via in un continuo ripetersi di dipende.
Quello che ho capito alla fine è che la viticoltura classica è uno sforzo continuo di ricerca della standardizzazione attraverso la tecnologia, mentre l’agricoltura di Angelo è un continuo assecondare l’ecosistema vigna, accompagnarlo con la tecnologia dove è realistico che vada.
L’agricoltura di Angelo Fongoli non forza la vigna, ma la accompagna.
Lo stesso discorso si ha in cantina dove non sono fondamentali la ripetibilità dei processi ma la bocca e il naso di chi fa il vino.
Ma attenzione, qui la biodinamica non è una arte divinatoria, ma è scienza applicata, dimostrabile e ripetibile, da parte di chi usa la scienza e la tecnologia ma con una filosofia nuova.
Il risultato l’abbiamo assaggiato durante tutto il pomeriggio aprendo una decina di bottiglie. Ma di questo ne parleremo nel prossimo numero de “i Piaceri dellea vite”

Con il suo infinito susseguirsi di enoteche, osterie e spettacolari cantine sotterranee scavate nel tufo, il centro storico di Montepulciano rappresenta di fatto un unico ed immenso monumento al vino. E basta fermarsi qui, anche per una fugace visita di passaggio, per ritrovarsi di colpo nel paradiso dell’enoturista…

Siamo andati sulle colline aretine per scoprire la “green winery” di Iacopo e Marco Rossi, due giovani Produttori che hanno posto l’ambiente al centro della loro filosofia produttiva per “provare a migliorare il pianeta una bottiglia alla volta”…

Toccata e fuga alla scoperta del patrimonio enologico del messinese, terra di separazione tra Ionio e Tirreno: due mari generosi che regalano alla viticoltura del territorio il clima ideale per valorizzare al meglio alcuni tra i più importanti autoctoni della Trinacria.

Nel cuore dell’Alto Adige, terra di grandi bianchi, trionfa un raro autoctono della Val di Comino: il maturano in purezza “ARCARO 2016” prodotto dalla frusinate D.S. Bio di Danilo Scenna si aggiudica il premio come miglior bianco ad “Autochtona Award 2017”